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30 luglio 2019

Turni di notte e ricadute sulla qualità di vita degli infermieri


Gli infermieri hanno una peggiore qualità di vita rispetto alla popolazione generale, a dirlo è uno studio italiano condotto dall'Università degli Studi di Siena e dall'Azienda Ospedaliero Universitaria Senese.

Il lavoro su turni, si sa, è una prerogativa per la maggior parte degli infermieri ospedalieri poiché l'unico modo per assicurare una continuità assistenziale ai pazienti h 24.

Molti studi hanno analizzato l'impatto del lavoro notturno sulla salute degli operatori, riscontrando un aumento dei rischi, come la comparsa di disturbi del sonno e un generale peggioramento della qualità di vita.
La severità dei disturbi correlati al lavoro su turno notturno peggiora inoltre all'aumentare delle ore lavorate, del numero di notti e dell'età.

Questi disturbi sono correlati allo sfasamento del ritmo circadiano, all'alterazione del ritmo sonno veglia, dell'orario dei pasti e periodi di digiuno ed incidono nello sviluppo di: Tramite l'utilizzo della versione italiana dello Short Form Questionnaire (SF 36) i ricercatori italiani hanno indagato il percepito dello stato di salute degli infermieri intervistati (nello specifico lo stato di salute generale, la presenza/ assenza di dolore, problematiche psicofisiche e la dimensione sociale, relazionale) e l'hanno confrontato con i livelli di salute della popolazione generale italiana.

Da questo studio è emerso che il tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro, gli anni di servizio e il sesso femminile (predominante nello studio, circa il 70% del campione) influiscono sullo stato di salute degli infermieri.

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