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04 settembre 2018

Studio sugli effetti della cosiddetta ''quota 100'' #UilInforma


di Carmelo Barbagallo, 

Quello della previdenza è un tema molto delicato e complesso. È bene ponderare le scelte, dunque, prima di assumere provvedimenti che avranno ripercussioni per la vita di milioni di lavoratori. Il susseguirsi di voci, ipotesi, interpretazioni e contrapposizioni rischia di generare errori le cui conseguenze sociali potrebbero essere davvero preoccupanti. Chiediamo, perciò, al Governo di convocare al più presto le parti sociali: abbiamo delle proposte su cui discutere, insieme, nell’interesse dei lavoratori e del Paese”.

È quanto ha dichiarato il Segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, presentando lo studio redatto dal Servizio politiche previdenziali del Segretario confederale, Domenico Proietti, che si è soffermato, in particolare, sull’analisi delle conseguenze per alcune categorie di lavoratori dell’introduzione della cosiddetta “quota 100”.

“L'ipotesi annunciata di voler introdurre “quota 100” - ha dichiarato Proietti - per essere davvero utile ed efficace, non deve essere sostitutiva della conferma dell'Ape sociale, misura che tutela i lavoratori in condizioni di grave difficoltà. Con quota 100, infatti, questi lavoratori vedrebbero peggiorata la propria situazione, con un ritardo di accesso alle pensioni che può arrivare fino a 4 anni, nel caso di disoccupati e di lavoratrici madri che dovranno attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni. Ritardo, poi, che sarebbe ulteriormente aggravato dall'introduzione di requisiti elevati come l'età minima necessaria a 64 anni o un'anzianità contributiva che non tiene pienamente conto di tutti i contributi maturati dai lavoratori, con un’inaccettabile penalizzazione per le donne e per le aree più deboli del Paese.

Con gli attuali criteri per accedere all’Ape sociale - ha ricordato Proietti - chi si trova in stato di disoccupazione, chi assiste un familiare disabile e i lavoratori con gravi disabilità possono, dallo scorso anno, accedere a questa misura con “quota 93”, quindi con un notevole anticipo rispetto a un’ipotetica “quota 100”, mentre chi svolge mansioni gravose può accedere all'Ape sociale con “quota 99”, già a partire dall'età di 63 anni.

Alla luce di questi dati, “quota 100”, se non attentamente studiata e precisata, non solo “non smonta la Fornero”, ma peggiora quanto di buono fatto negli ultimi due anni per reintrodurre un principio di flessibilità nel nostro sistema pensionistico.

Per la UIL - ha sottolineato Proietti - la via maestra, se si vuole veramente continuare a cambiare la Fornero, è quella di estendere l’accesso alla pensione intorno ai 63 anni per tutti i lavoratori e per tutte le lavoratrici.

Per affrontare questi temi ed evitare grossolani errori, a fine luglio, la UIL insieme alla Cisl e alla Cgil, ha chiesto formalmente un incontro al Ministro del Lavoro che speriamo trovi una risposta positiva al più presto”.




15 febbraio 2017

La nostra costituzione è morta come i nostri diritti



di Peppe Cotroneo,

Stiamo vivendo un momento storico molto complesso, dove il diritto al lavoro è ormai un miraggio e il diritto alla salute è diventato purtroppo merce di scambio.  Si merce di scambio , perché anno per anno i tagli alla sanità sono sempre più massicci  e di conseguenza a risentirne sono i cittadini e gli operatori sanitari, ormai stanchi  e rassegnati. 
 Il personale  è costretto a lavorare in condizioni di netta difficoltà . Ad esempio: l’assistenza notturna di 20 pazienti è erogata da un solo infermiere , ma questo sembra che  rientri nella normalità al Pini-CTO.
Il mancato turn over fa si che l’età media del personale si avvicini ai 50 anni ed in più la carenza di personale infermieristico e di supporto, grava ulteriormente sulla difficilissima  situazione assistenziale.
 Dove eravamo in questi anni quando la politica ha deciso di privarci di due diritti fondamentali presenti nella nostra Costituzione? Lavoro e Salute.
 Parole come contratto, aumento dei salari, salute, lavoro e diritti, sono un utopia, qualcosa per la quale la cattiva politica ci ha portato a pensare, che non ne vale più la pena lottare, anzi ci vogliono far credere che se oggi ci troviamo in questa situazione, è soprattutto per colpa nostra. 
 Si, forse è vero che è colpa nostra, ma non perché abbiamo rubato, no perché abbiamo svolto male il nostro dovere di lavoratori e di cittadini, ma solo perché abbiamo messo la cosa pubblica  in mani sbagliate, in mani di pseudo legislatori, che hanno solo legiferato per i loro sporchi interessi. 
 Noi della UIL abbiamo il compito di vigilare e di impegnarci senza interessi per il bene tutti i lavoratori, per migliorare le condizioni e le situazioni che oggi hanno creato un fortissimo divario sociale, perché senza un’occupazione stabile, l’uomo è privato di quella dignità che ha contraddistinto la storia del nostro paese e delle nostre lotte sindacali.
 Se oggi salvaguardiamo ogni lavoratore onesto, allora il nostro presente e il nostro futuro saranno impregnati della fatica e della lotta di ognuno di noi, sapendo che abbiamo contribuito a rendere i nostri luoghi di lavoro, la nostra quotidianità, sempre più ricca di speranza e di vera giustizia sociale.

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