20 aprile 2020

COVID-19: Manifesto deontologico degli infermieri per i cittadini

Articolo di Finopi.it, 

Non eroi, ma professionisti scientificamente, responsabilmente e deontologicamente preparati.

E i cittadini devono saperlo: quella dell’infermiere è una visione del bene collettivo che prevale su quella dell’interesse individuale.

Per questo la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), a un anno dal varo del nuovo Codice deontologico degli infermieri,  ha messo a punto un “Manifesto deontologico” per la pandemia COVID-19, perché, si legge nel documento, “in un momento di difficoltà estrema, nel quale tutto sembra diventare impervio e nel quale più forte, e giustificata, è la tentazione di semplificare, crediamo che le qualità professionali e deontologiche degli infermieri possano e debbano essere portate in primo piano, praticate, comunicate ai cittadini”.

Gli infermieri non hanno dubbi e lo scrivono a chiare lettere: “Il racconto, oggi così enfatizzato, dell’eroismo dei professionisti della sanità, domani potrebbe diventare un ricordo, superato da nuovi argomenti, da conflitti, dalla superficialità della comunicazione.

“Bisogna allora investire per far diventare permanente la percezione sociale del ruolo dell’infermiere, fatta anche del contenuto etico della professione”, afferma la presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli.

14 aprile 2020

Vi presentiamo il nuovo componente Rsu della UilFpl - Alberto Barcella -


Cari colleghi/e, 
è con grande piacere ed entusiasmo, che entro ufficialmente a far parte dell' Rsu con la mia sigla sindacale la UilFpl, sperando di raggiungere dei risultati concreti in favore di tutti i colleghi del polo Pini, Cto, Gorla. 
Come prima cosa voglio ringraziare tutti per lo sforzo enorme che questo virus ci sta portando a compiere. Grazie per la dedizione e serietà.

Un saluto speciale lo voglio rivolgere anche al nostro amico e collega Primiano Nardella, sperando che rimarrà ancora molto nel gruppo Uil, per caricarci, spronarci e consigliarci, come ha sempre fatto durante la sua attività sindacale.

<<Cercherò di essere un portavoce attento di tutti i lavoratori, perchè credo fortemente che solo insieme, possiamo costruire un mondo lavorativo migliore>>.


Alberto Barcella

05 aprile 2020

Ecco cosa vuol dire non dimenticarsi degli infermieri


Articolo del sito: nurse24.it

<<Lo dico a nome del Governo, ma sono sicuro che tutti i membri del Parlamento possano ritrovarsi in quest’impegno, non ci dimenticheremo di voi e di queste giornate così rischiose e stressanti>>. È con queste parole che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, attraverso l’informativa in aula alla Camera del 25 marzo, si rivolge agli infermieri impegnati in prima linea nell’emergenza Covid.

Cosa vuol dire concretamente non dimenticarsi degli infermieri?

Significa innanzitutto prendere realmente coscienza della gravità del dato del numero dei contagi degli operatori sanitari: 7.763 al 28 marzo. Di questi quasi 4.000 sono infermieri.

Rendersi conto che se siamo arrivati a questo punto è perché c’è stata, e continua ad esserci, una falla enorme per quanto riguarda la messa a disposizione dei dispositivi di protezione individuali (DPI), senza considerare il fatto che all’aumentare del contagio di operatori e cittadini, si è continuato a dibattere sull’eventuale opportunità o meno di fare i tamponi a tutto il personale sanitario.

Tamponi e DPI

Non dimenticarsi degli infermieri vuol dire decidere ora di fare tamponi e garantire a tutti la piena disponibilità di DPI.

Non dimenticare, vuol dire tenere bene a mente il numero 23. A tanto ammonta sinora il numero degli infermieri deceduti a causa del Covid, di cui 2 suicidi. Riflettere sui perché di tutto questo è un imperativo categorico.

Cosa è successo, cos’è mancato? Cosa ne sarà delle loro famiglie? Lo Stato sarà al loro fianco? Se sì, come? E ancora. Perché il supporto psicologico per infermieri, medici e per gli altri operatori sanitari rappresenta ancora la cenerentola del SSN?

Eppure, ogni giorno sono faccia a faccia con la morte, e in mezzo a mille difficoltà sostengono anche i familiari dei tantissimi pazienti deceduti. E quando il numero dei pazienti è troppo elevato rispetto alla disponibilità di posti letto in terapia intensiva e alla quantità di ventilatori disponibili, come lo è attualmente soprattutto in alcune aree del paese, chi sostiene quotidianamente i professionisti nell’esercizio del loro lavoro e delle loro scelte sempre più difficili? Il rischio è il crollo psicologico, un rischio che non possiamo permetterci.

04 aprile 2020

Gestione emergenza, nuove linee di indirizzo del Ministero della Salute


Articolo di: nurse24.it

Dal Ministero della Salute arriva una nuova circolare di aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19. Tra i punti affrontati nel documento: mascherine e tamponi a tutto il personale sanitario, più attenzioni per Rsa e pazienti fragili, individuazione di strutture residenziali e/o alberghiere rivolte al personale sanitario e socio-sanitario più esposto.

Emergenza Covid-19, la nuova circolare del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute - con la circolare del 25 marzo 2020 - aggiorna le linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali per affrontare l'emergenza coronavirus.

Diversi i punti affrontati dal documento: dall'individuazione di ospedali dedicati solo al Covid-19 alla riorganizzazione della presa in carico territoriale dei pazienti oltre che del sistema di emergenza-urgenza e ad una maggiore attenzione alle Rsa e al paziente fragile, passando per la sicurezza degli operatori sanitari e l'individuazione di strutture residenziali e/o alberghiere rivolte sia al personale sanitario e socio-sanitario più esposto, che a quei soggetti che, a causa di ragioni logistiche, strutturali, socio-economiche, non possono essere accolti in isolamento presso il proprio domicilio.

Questo perché l’evolversi della situazione epidemiologica rende necessario aggiornare e uniformare, quanto più possibile, il percorso organizzativo dei servizi regionali ospedalieri e territoriali, anche con iniziative di carattere straordinario ed urgente, scrive il Ministero.

03 aprile 2020

Coronavirus: dall’inizio dell’epidemia sono morti 116 sanitari. I contagiati sono 10 mila


Articolo tratto dal sito: quotidianosanita.it:

Non solo medici, che in ogni caso accusano il numero più alto di vittime, ma anche infermieri, farmacisti, psicologi, tecnici e professionisti sanitari, Oss e autisti soccorritori. In tutto sono 10.007 i casi di operatori sanitari positivi con un'età media di 49 anni e per due terzi donne. Dopo i medici il maggior numero di vittime tra gli infermieri. Ma i decessi riguardano anche se in misura minore moltissime categorie professionali. 

L’ultimo aggiornamento dell’Iss segnala 10.007 casi Covid tra gli operatori sanitari con un’età mediana di poco meno di 50 anni di cui la maggioranza donne (circa due terzi). In sostanza, quasi un caso Covid su dieci in Italia è riferibile a un operatore sanitario.
 
Numeri molto elevati che si accompagnano a quelli di chi, tra questi operatori, non ce l’ha fatta: in tutto sono 116 i sanitari che hanno perso la vita per il coronavirus fino ad oggi.
 
Un numero questo che, oltre ai medici, di cui sappiamo anche nome e cognome grazie a un elenco delle vittime costantemente aggiornato sul sito della Fnomceo, comprende anche i decessi occorsi in altre categorie professionali i cui dati abbiamo raccolto oggi interrogando direttamente Ordini e associazioni professionali.

02 aprile 2020

Il 27 è il giorno della vergogna!


Articolo tratto dal sito: nurse24.it;

C’era una volta il giorno di San Paganino. C’è ancora oggi, ma la “mesata”, come la chiamava il ministro Minghetti, non ha più lo stesso sapore. Certo, il 27 non è un giorno come gli altri, è il giorno in cui tutti i dipendenti pubblici – dagli “altri” considerati una casta – ricevono lo stipendio. Ma nel mucchio della casta dei dipendenti pubblici in Italia ci sono anche gli infermieri, gli operatori socio sanitari, le ostetriche e tutti gli altri professionisti della salute. Gli eroi del momento, quelli con lo stipendio più basso d’Europa, per capirci. Ecco perché il 27 è diventato il giorno della vergogna.

Infermieri da sempre in mutande, come la maggior parte dei supereroi 🦾

Ormai se ne sono accorti tutti, la pandemia Covid-19 ha reso tutti consapevoli del fatto che gli infermieri fanno un lavoro che sostiene il Paese, ma sono troppo pochi.

Fino a ieri, gli infermieri, erano invisibili, perché in molti non volevano vederli. Erano i fannulloni della pausa caffè, per la maggior parte di quelli che in ospedale ci sono stati e si sono soffermati solo sulle apparenze. Uno di quei mestieri che al massimo vai a fare se non hai voglia di studiare (mica come fare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale).

Quando mi auguravo che il 2020 sarebbe diventato l’anno della consapevolezza non immaginavo che il mezzo per arrivarci sarebbe stata una pandemia mondiale. Sono preoccupato, perché i numeri giornalieri - quelli dei sanitari infetti da COVID-19 - non accennano a dare un segnale positivo e sicuramente sono falsati dalla scelta folle (sulla quale pare essere arrivata un’inversione di marcia, seppur timida) di non fare i tamponi ai sanitari asintomatici.

30 marzo 2020

Coronavirus. Mascherine e DPI. Ecco le nuove indicazioni dell’ISS


Articolo tratto dal sito: quotidianosanità.it

Non più solo nei processi a rischio di generazione aerosol. Il ricorso a mascherine con filtrante FFP2, dove disponibili, viene ora consigliato anche per le aree di degenza, per gli ambulatori e per l'assistenza a domicilio in presenza di diversi pazienti positivi a Covid-19, oltre che per le ambulanze con rianimatore. Queste le principali novità introdotte dal documento. Il presidente Brusaferro: "Queste indicazioni sono improntate al principio di precauzione per garantire la salute e la sicurezza di tutti gli operatori sanitari". IL DOCUMENTO

Nell’ambito delle attività per fronteggiare Covid -19 ed in particolare per garantire la sicurezza degli operatori sanitari l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un aggiornamento del documento con le indicazioni sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale durante l’assistenza ai pazienti.

25 marzo 2020

Coronavirus: Cgil, Cisl, Uil e Ministero della Salute siglano un Protocollo per prevenzione e sicurezza dei lavoratori della sanità

Articolo tratto dal sito: quotidianosanità.it

Oltre a declinare e integrare le più opportune e rigorose precauzioni di profilassi per tutti i medici, i professionisti sanitari e tutti gli operatori della sanità, inclusi i servizi della medicina ambulatoriale e del territorio, il Protocollo prevede l’istituzione di un ‘Comitato Nazionale’ che si avvarrà della partecipazione delle organizzazioni sindacali per il continuo monitoraggio delle varie situazioni”. IL PROTOCOLLO.

“Nella giornata odierna si è pervenuti all’accordo fra Cgil, Cisl e Uil, sia confederali che di Categoria, e il Ministro della Salute per un ‘Protocollo per la prevenzione e la sicurezza dei lavoratori della Sanità in ordine all'emergenza da Covid-19', con importanti e specifiche previsioni per tutti i lavoratori impegnati in prima linea nel contrasto alla pandemia”. È quanto si legge in una nota unitaria delle tre Confederazioni.

23 marzo 2020

FNOPI: “Trattamenti inversamente proporzionali al nostro contributo”


Articolo tratto dal sito: Fnopi.it

Gli infermieri stanno dando tutto, anche la salute nell’emergenza COVID-19 e tutti lo riconoscono, per primi i cittadini. Ma dallo Stato, nonostante le citazioni e gli encomi per i quali ringraziamo (ma che a questo punto dobbiamo pensare di dover considerare solo di facciata), stanno ricevendo solo ‘pannicelli caldi’ come segnale di rispetto per il loro impegno, la loro professionalità, la loro volontà di non lasciare mai solo nessuno. Valori che, comunque, non verranno mai meno in questa emergenza”.
La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) lancia un altolà al comportamento che si sta tenendo a livello professionale verso i suoi iscritti, esaltati come “eroi” la mattina e trattati come merce di scarso valore la sera nei provvedimenti delle istituzioni nazionali e regionali.

Danni ai professionisti e agli assistiti

“Tutto questo accade – sottolinea la Federazione – in un momento in cui atteggiamenti che portano a una scarsa considerazione di alcuni professionisti rispetto ad altri, hanno conseguenze non solo professionali, ma soprattutto morali e psicologiche, sicuramente dannose e controproducenti sia per i professionisti che, di riflesso, per gli assistiti”.

19 marzo 2020

Coronavirus, Capua: “Morti in Lombardia? Vanno valutati altri fattori, come impianti di aerazione ospedali. Vaccino? Spero non serva”

Articolo tratto dal sito: ilfattoquotidiano.it

“Perché si muore più Lombardia che nel resto d’Europa? Io sinceramente non lo so. Tuttavia, a meno che non esista un ceppo in Lombardia diverso da tutti gli altri ceppi che circolano in Europa, credo ci siano altri fattori che abbiano creato una convergenza di conteggi che magari andavano ampliati“. Sono le parole pronunciate a “Dimartedì”, su La7, dalla virologa Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida.

La scienziata ribadisce l’ importanza del distanziamento e delle misure di contenimento. E sul coronavirus, da lei definito “un virus opportunista”, elenca alcune ipotesi sul motivo per cui sia così aggressivo in Lombardia: “Sappiamo che questo è un virus che si trasmette per via aerea, coi cosiddetti droplet. Sappiamo anche che virus simili a questi hanno causato problemi nei sistemi di aerazione negli alberghi. E’ possibile che, magari, negli ospedali che gestiscono questi focolai molto grandi abbiano degli impianti di aerazione a un livello tale da non garantire la sicurezza di persone, ad esempio, immunodepresse lì ricoverate? Io sinceramente non credo che la causa dell’aggressività del virus in Lombardia sia l’inquinamento. Però dobbiamo capire cosa c’è in quella regione, che ha un tasso di letalità 10 volte superiore al resto dell’Europa e al resto d’Italia”.

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