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23 giugno 2021
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12 maggio 2021
Gli infermieri promuovono il Recovery Plan: protagonisti del cambiamento e dei nuovi modelli
Sono gli strumenti su cui si sta impostando il nuovo modello per dare gambe all’assistenza territoriale del Recovery, in grado di dare da un lato assistenza senza lasciare mai solo nessuno e dall’altro prevenzione per i cittadini, partendo dai 26 milioni con cronicità semplici o complesse che troveranno il loro riferimento nelle Case di comunità, Ospedali di comunità e assistenza domiciliare integrata (Adi), nelle cure domiciliari di II e III livello, nelle cure palliative e negli hospice, fino ai 34,4 milioni di “sani” per i quali le Case della comunità faranno prevenzione primaria e secondaria.
Le Case di comunità oggi non raggiungono le 500 unità (489), ma la previsione è che ce ne sia una ogni 20mila abitanti (quindi circa 3mila) e grazie ai fondi del Recovery ne potranno essere attivate quasi altre 1.300 e per il 2026 (anno di termine per il PNRR) quando si arriverà a 1.777. E avranno un team multidisciplinare di: medici di medicina generale, specialisti, infermieri di famiglia e comunità, altri professionisti della salute e potranno ospitare anche assistenti sociali.
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25 maggio 2020
Infermieri né eroi né martiri
Articolo del sito: nurse24.it;
Gli insegnamenti di queste settimane, le relazioni costruite,
la rabbia e la disperazione, ma anche la felicità, l’orgoglio e la stima,
dovranno trovare un respiro più ampio della falsità dell’eroe o del lamento per
il martire o ancor più della rivendicazione immediata, reattiva e corporativa
che grida più al premio che non al cambiamento. Quello che si è appreso in
questi mesi - e che è costato (e continua a costare) un alto prezzo in vite
umane - dovrà essere investito in un impegno che si prolunghi nel tempo per
avere una società migliore, per evitare che i torti vengano cancellati.
L’impressione è che molto presto degli eroi rimarrà poco
L’ultimo report
dell’Inail in merito al contagio da Sars-CoV-2 sul lavoro prende
in considerazione il periodo che intercorre dalla fine di febbraio al 15
maggio, rivelando la cifra di 43.399 denunce, con un aumento di 6.047 casi,
corrispondente al 16,2% circa rispetto
ai 37.352 rilevati in data 4 maggio.
L’età media dei contagiati è di 47 anni e nel
71,7% si tratta di lavoratrici. In aumento anche gli esiti infausti (42)
portando i decessi al totale di 171, che hanno, come valore mediano
dell’età per entrambi i sessi, i 59 anni, di cui il 82,5% dei colpiti è di
sesso maschile.
Le regioni del Nord-Ovest continuano ad
avere più della metà delle denunce (55,2%) e dei casi mortali (57,9%), con alte
percentuali legate alla sola Lombardia: 43,9% dei decessi e il 34,9% dei
contagi.
Le professionalità maggiormente interessate continuano ad essere quelle dei tecnici della salute (in cui prevalgono gli infermieri), seguite da oss e da medici. In buona sostanza si conferma l’andamento delle rilevazioni delle scorse settimane dove alla narrazione del sanitario eroe si affianca quella del sanitario martire.
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