07 agosto 2020
Il Ddl Antiviolenza è legge
01 agosto 2020
Come stanno gli infermieri dopo il Covid-19

Impatto psicologico
della pandemia Covid-19 sugli infermieri
Gli effetti psicologici secondari alla pandemia sono legati
ai più svariati motivi: dall’incertezza della durata della crisi, alla mancanza
di terapie comprovate o all’assenza di un vaccino; alla carenza di DPI, fino
alla paura di contagiarsi o contagiare un membro della propria famiglia.
Gli studi condotti a livello internazionale hanno
evidenziato come l’impatto psicologico secondario al COVID–19 sia analogo a
quello emerso nelle pandemie precedenti, come la SARS o l’influenza da H1N1.
Tutti gli studi mettono in luce come gli effetti principali sugli operatori siano ansia, depressione, attacchi di panico e come tutti questi elementi siano più intensi fra coloro che operano in un’U.O. a contatto con la malattia da COVID, o fra coloro che hanno famigliari o amici affetti da COVID.
19 luglio 2020
Sempre più infermieri pensano di abbandonare la professione
10 luglio 2020
La quiete dopo la tempesta. Forse!
Articolo del sito: nurse24.it;
Il COVID-19 ci ha colpito all’improvviso, assestando un bel destro alla bocca dello stomaco del sistema sanitario. Abbiamo barcollato, siamo caduti in ginocchio, l’arbitro ha cominciato a contare, ma poi ci siamo rialzati. Abbiamo utilizzato le nostre risorse più intime, la nostra competenza professionale, le nostre capacità sociali, abbiamo dimostrato quello che in gergo calcistico chiamerebbero “attaccamento alla maglia”. Di fatto, però, abbiamo sopperito a delle mancanze e ci siamo fatti carico di fardelli lasciati per anni a giacere nello scantinato del sistema sanitario. Ora che la tempesta sembra essere passata e che l’attenzione mediatica piano piano si sta catalizzando verso altri problemi che probabilmente caratterizzeranno gli anni a venire, siamo più che mai esposti al rischio di fallire clamorosamente come categoria professionale e come sistema in generale.
Riorganizzare il
sistema sanitario è un obbligo soprattutto morale
Sembra passata un’eternità eppure, calendario alla mano, sono trascorsi solamente quattro mesi dall’inizio della pandemia che ha colpito e stravolto il nostro Paese. Centoventi giorni in cui si è detto e fatto di tutto, enfatizzato e mitizzato il lavoro dei sanitari, ricostruito l’orgoglio nazional-popolare, preso coscienza di un sistema sanitario per troppo tempo lasciato alla deriva, sbandierato proclami politici di ripartenze più o meno improbabili dell’economia e sacrifici, sacrifici da parte dei cittadini ed enormi sacrifici da parte di chi ha combattuto in prima linea un nemico tanto infame quanto invisibile.
28 giugno 2020
Decreto Rilancio. Fnopi: “Anche le Regioni dicono sì all’infermiere di famiglia con ruolo di governo nei servizi infermieristici distrettuali”
I nuovi infermieri di famiglia e comunità previsti nel decreto Rilancio dovranno avere un ruolo di governo nell’ambito dei servizi infermieristici distrettuali. E fino a fine anno le Regioni possono, “in relazione ai modelli organizzativi regionali, procedere, anche in deroga ai vincoli previsti dalla legislazione vigente, ad assumere con contratti di lavoro subordinato, con decorrenza successiva al 14 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, o, in deroga all’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ad acquisire prestazioni di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, con decorrenza successiva al 14 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020” infermieri che, come dice già il decreto non si trovino in costanza di rapporto di lavoro subordinato con strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private accreditate, in numero non superiore a otto unità infermieristiche ogni 50.000 abitanti.
Poi dal 2021 le aziende e gli enti del Ssn possono procedere al reclutamento di infermieri in numero non superiore ad 8 unità ogni 50.000 abitanti, attraverso assunzioni. È questa la proposta di emendamento al Dl Rilancio messa a punto dalla Commissione salute delle Regioni che attende solo il via libera all’accordo sui finanziamenti per essere consegnata a Governo e Parlamento.
Per l’esigenza – come spiegano le stesse Regioni - di privilegiare le assunzioni con rapporto di lavoro subordinato rispetto ai contratti di lavoro autonomo, in linea con quanto previsto dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
23 giugno 2020
Stati generali: le proposte degli infermieri
09 giugno 2020
Investire negli infermieri per avere più salute e innovare il Ssn
Articolo del sito: Fnopi.it,
L’assistenza sul territorio è il tassello fondamentale per
la tutela della salute dei cittadini, come anche la pandemia ha dimostrato.
E l’assistenza sul territorio si fa concretizzando reti
territoriali multiprofessionali di cui esistono già i presupposti normativi
come l’ospedale
di comunità a gestione infermieristica, normato a inizio 2020 da
un’intesa Stato-Regioni.
Questo eviterebbe il ricorso indiscriminato e penalizzante
dal punto di vista delle attese e della qualità dell’assistenza erogabile ai
pronto soccorso e agli ospedali per acuti.
E si fa grazie all’infermiere di famiglia e comunità,
previsto nel Patto
per la salute 2019-2021 e ora anche dal decreto Rilancio.
“Secondo la ricerca CENSIS-FNOPI – spiega Francesco Maietta, responsabile politiche sociali CENSIS – l 92,7% degli italiani (con punte fino del 94,3% nel Nord-Est e del 95,2% tra i laureati) ritiene positivo potenziare il numero e il ruolo degli infermieri nel Ssn e il 91,4% degli italiani (il 95,1% delle persone con patologie croniche, il 92,6% dei cittadini nel Sud) ritiene l’infermiere di famiglia o di comunità una soluzione per potenziare le terapie domiciliari e riabilitative e la sanità di territorio, fornendo così l’assistenza necessaria alle persone non autosufficienti e con malattie croniche”.
28 maggio 2020
Cosa abbiamo imparato dalla pandemia per il futuro dell’assistenza
25 maggio 2020
Infermieri né eroi né martiri
Articolo del sito: nurse24.it;
Gli insegnamenti di queste settimane, le relazioni costruite,
la rabbia e la disperazione, ma anche la felicità, l’orgoglio e la stima,
dovranno trovare un respiro più ampio della falsità dell’eroe o del lamento per
il martire o ancor più della rivendicazione immediata, reattiva e corporativa
che grida più al premio che non al cambiamento. Quello che si è appreso in
questi mesi - e che è costato (e continua a costare) un alto prezzo in vite
umane - dovrà essere investito in un impegno che si prolunghi nel tempo per
avere una società migliore, per evitare che i torti vengano cancellati.
L’impressione è che molto presto degli eroi rimarrà poco
L’ultimo report
dell’Inail in merito al contagio da Sars-CoV-2 sul lavoro prende
in considerazione il periodo che intercorre dalla fine di febbraio al 15
maggio, rivelando la cifra di 43.399 denunce, con un aumento di 6.047 casi,
corrispondente al 16,2% circa rispetto
ai 37.352 rilevati in data 4 maggio.
L’età media dei contagiati è di 47 anni e nel
71,7% si tratta di lavoratrici. In aumento anche gli esiti infausti (42)
portando i decessi al totale di 171, che hanno, come valore mediano
dell’età per entrambi i sessi, i 59 anni, di cui il 82,5% dei colpiti è di
sesso maschile.
Le regioni del Nord-Ovest continuano ad
avere più della metà delle denunce (55,2%) e dei casi mortali (57,9%), con alte
percentuali legate alla sola Lombardia: 43,9% dei decessi e il 34,9% dei
contagi.
Le professionalità maggiormente interessate continuano ad essere quelle dei tecnici della salute (in cui prevalgono gli infermieri), seguite da oss e da medici. In buona sostanza si conferma l’andamento delle rilevazioni delle scorse settimane dove alla narrazione del sanitario eroe si affianca quella del sanitario martire.
24 maggio 2020
Ddl contro la violenza sugli operatori sanitari: bene il via libera alla Camera. Tempi rapidi per la legge
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